mercoledì 24 novembre 2010

Da legume dimenticato a presidio slow food: la roveja


Qualche giorno fa sono uscita di buon ora con l'intenzione di fare un giro in centro. Poi, per caso ho imboccato via dei Priori ed ho trovato, con mio grande stupore, una spezieria/drogheria storica di Perugia che fino a qualche anno prima non c'era (credo addirittura fosse da tutt'altra parte!).
Che faccio? Ma certo che entro! Incuriosita dai legumi nei grossi sacchi di iuta inizio a chiedere informazioni e rimango folgorata da questa roveja e dalla storia di come questo pisello selvatico sia diventato un presidio slow food.
Per chi non lo sapesse la Slow Food, tramite i suoi iscritti e sostenitori, tutela un nuovo modello di agricoltura, basata sulla qualità, sul recupero dei saperi e delle tecniche produttive tradizionali, sul rispetto delle stagioni, sul benessere animale. Salvano prodotti buoni, ovvero di alta qualità e radicati nella cultura del territorio; prodotti puliti, ovvero ottenuti che tecniche sostenibili e nel rispetto del territorio; prodotti giusti, ovvero realizzati in condizioni di lavoro rispettose delle persone, dei loro diritti, della loro cultura, e che garantiscono una remunerazione dignitosa.
Sapete che non sono una persona che si dilunga nei post, ma vale veramente la pena spendere cinque minuti per leggere questa bella storia.

*“Questa e' la storia di alcuni piccoli semi colorati, due donne tenaci e un barattolo di vetro”.
di Marisa Paolucci
Umbria, Civita di Cascia 1998: Silvana e Geltrude mentre riordinano la cantina della casa ricostruita dopo il terremoto del '79, trovano un polveroso barattolo di vetro pieno di semi colorati. Sono rossi, verdi, marroni e neri, insieme a un foglietto sbiadito dal tempo con scritto a matita un nome misterioso: ''roveja''. Dimenticati dal suocero ormai scomparso, nonna Lucia, visti i semi del barattolo, esclamo': ''Questa e' la roveja, e' tanto buona ma ti spezza la schiena!'' Silvana e Geltrude decidono di seminare la roveja che, dopo pochi mesi, giunge a maturazione. La pianta e' alta circa 1 metro e quando i baccelli si riempiono di semi il peso la fa appoggiare a terra dove bisogna faticosamente sradicarla a mano. Una volta seccata sul campo, si mette la pianta su un telo e si batte con dei bastoni fino a separare a mano il seme dal baccello. Totale della produzione nel 1998: 4 chilogrammi. A questo punto Silvana e Geltrude dopo il primo raccolto decidono di scoprire i segreti di quei piccoli semi colorati; iniziano i contatti con gli anziani della regione e la Facolta' di Agraria di Perugia per ricostruire la storia culturale e colturale del prodotto. Nei secoli passati questo legume era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate. Questo tipo di pisello, oltre a essere coltivato cresce tuttora in modo spontaneo nei prati e lungo le scarpate. Il declino della roveja era iniziato nella seconda meta' del XX secolo, con la maggiore redditivita' di altre colture e l'in­tro­duzione dei mezzi meccanici nell'agricoltura. La sua origine non e' ancora chiaramente definita: molto probabilmente proviene dal Medio Oriente. In Europa questa specie conosciuta fin dalla preistoria ha rappresentato, insieme a lenticchia, orzo e farro, la base dell'alimentazione umana nel neolitico. Sia i Greci che i Romani lo consideravano un legume prelibato. In Umbria, anno dopo anno la produzione e' aumentata e i piccoli sacchetti di roveja, di fiera in fiera hanno incontrato l'in­te­resse di Slow Food, l'as­sociazione internazionale che promuove il recupero della biodiversita' tutelando i piccoli produttori e valorizzando sapori e territori. Cosi' nel 2006 la roveja, antico pisello selvatico, considerato quasi erba infestante, diventa presidio protetto da Slow Food. Le due piccole produttrici di Civita di Cascia dopo aver recuperato il seme antico, appassionate del loro lavoro, ne diffondono la conoscenza coinvolgendo altri coltivatori che al momento producono solo piccole quantita' per autoconsumo. La valenza nutritiva della roveja e' legata alla presenza di proteine, carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi. Come legume fresco contiene il 7% di proteine e fornisce circa 75 calorie per 100 grammi di peso netto. Una volta seccata il suo valore nutritivo e' piu' elevato, in quan­to la perdita d'acqua porta a una rilevante concentrazione di tutti gli elementi nutritivi: le proteine diventano il 21%, e le calorie circa 300 per ogni 100 grammi di prodotto, grazie all'elevato contenuto di carboidrati che rappresentano il 50% del peso secco. Elevato e' anche il contenuto di potassio, di fosforo e anche di vitamina B1. Come per gli altri legumi il potenziale nutritivo di queste proteine, essendo di origine vegetale, non deve essere considerato elevato in quanto sono carenti di aminoacidi solforati. La roveja viene per questo consigliata nelle diete ipolipidiche. Contiene inoltre un elevato contenuto di fibra, sia insolubile come la cellulosa, localizzata nella buccia esterna e capace di regolare le funzioni intestinali, sia solubile che puo' contribuire alla regolazione dei livelli di glucosio e colesterolo nel sangue. Questo legume e' un ottimo ingrediente per le minestre e le zuppe. Con la sua farina macinata a pietra si prepara tradizionalmente un'ottima polenta.
* www.lapelle.it/alimentazione/roveja.htm

La roveja l’ho acquistata da “Antica spezieria eredi Bavicchi” in via dei Priori, 15 (centro storico) Perugia.


http://www.presidislowfood.it
A domani con la ricettina della roveja!!!!

3 commenti:

  1. Luby, anche io non li conoscevo!

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  2. Ma dai, anche io li ho scoperti da poco, ne ho scritto proprio pochi post fa ;-)
    P.S. bella anche la ricetta!!!

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